25-27 Aprile 2008. Il Rally di Giordania entra nel mondiale. Con le tante new entry a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni o che sono già state programmate per i prossimi anni questa notizia potrebbe passare quasi inosservata o etichettata come “un’altra gara in un paese senza tradizione”.

Viceversa ritengo che questa occasione sia da considerare come un evento molto importante. Non solo perché personalmente sono favorevole ad un allargamento delle frontiere del nostro sport preferito ma soprattutto perché questo ingresso segna la prima volta di un rally mondiale nel Medio Oriente e un ritorno di un evento di questa portata in un paese arabo per la prima volta dal Rally del Marocco 1976.

 

A seguito delle mie esperienze agonistiche dell’anno scorso in Medio Oriente e in particolare in Giordania, negli ultimi mesi ho ricevuto svariate telefonate o e-mail dai connazionali che stanno organizzando la loro trasferta e ho così potuto toccare con mano quanto alto sia il bisogno di informazioni su un paese pressoché sconosciuto ai nostri team. Non solo, mi sento di raccomandare questa trasferta a tutti coloro desiderosi di vedere un rally mondiale con una facilità ormai impossibile in Europa e a costi tutto sommato contenuti, quindi se questa mia presentazione  dovesse stuzzicare qualcuno a organizzare il viaggio all’ultimo minuto mi riterrei particolarmente soddisfatto.

 

Pur trovandosi in un’area del mondo assai turbolenta la Giordania è un paese molto stabile. Grazie alle doti diplomatiche di Re Hussein, che ha regnato fino al 1999, la Giordania è riuscita a non farsi coinvolgere dalle difficili vicende dei paesi limitrofi e ora rappresenta un importante punto di contatto tra tradizione araba e cultura occidentale. La superficie del paese è di 90.000 kmq (il Nord Italia 130.000), con un territorio in larga parte desertico e la maggior parte della popolazione (6 milioni) concentrata nella capitale Amman. La Giordania ha un piccolo sbocco al mare ad Aqaba, sul Mar Rosso. Contrariamente a quanto si può pensare il paese non è particolarmente caldo, se non nella bella stagione, e di inverno può capitare che nevichi anche ad Amman.

Il Rally ha la sua base logistica e la maggior parte delle prove speciali nella zona del Mar Morto, il punto più basso della superficie terrestre. Il Mar Morto (che in effetti è un lago) si trova a 400 metri sotto il livello del mare ed è formato dalle acque del fiume Giordano; deve il suo nome all’elevata salinità delle acque che non permette lo sviluppo di forme di vita. Proprio la salinità è all’origine dello strano fenomeno di galleggiamento che può capire solo chi ha provato a non-immergersi nelle sue acque.

 

Il dislivello tra il Mar Morto e la vicina Amman è di circa 1000 metri e la strada che dalla capitale scende alla zona del rally è una lunga picchiata in un paesaggio che va facendosi via via sempre più lunare. Anche per quanto riguarda le temperature il dislivello si fa sentire e sul Mar Morto fa sempre più caldo che nella capitale.

 

Da un punto di vista turistico le attrattive in Giordania non mancano, dalla celebre Petra (a qualche ora di guida), alle vestigia romane di Jerash, ai luoghi sacri che circondano la zona della gara, carichi di storia religiosa: qua sul fiume Giordano è stato battezzato Gesù, sul Monte Nebo (che il nome a una delle prove speciali) in una chiesetta dei francescani si trova quella che secondo tradizione è la tomba di Mosè.

 

 

 

Se il centro logistico del rally è il Mar Morto per il turista è senz’altro più interessante soggiornare ad Amman, sia perché la città offre un’interessante immersione nella vita mediorientale e propone tanti ottimi ristoranti e possibilità di shopping, sia perché il complesso alberghiero sul Mar Morto, a cui si appoggia la direzione gara, è ormai esauritissimo da tempo.

 

Tutto lo sport dell’auto in Giordania fa capo al RACJ (Royal Automobile Club of Jordan) che non riveste solo il ruolo di federazione ma anche quello di unico organizzatore degli eventi motoristici giordani. Particolarità un po’ sconcertante all’inizio per noi è che l’Automobile Club è effettivamente un club vero e proprio: ossia è un elegante edificio nella periferia di Amman, con un vasto parco recintato a cui possono accedere solo i soci, bar, campi da tennis, piscina, ecc. Al manipolo di persone che gestisce il Motorsport compete l’organizzazione non solo del Rally di Giordania (che quest’anno raddoppia offrendo a Ottobre una prova valida per il campionato medio-orientale) ma anche dei 4 rally che compongono il campionato nazionale, di 5 gare di kart, altrettanti speed-tests (una specie di formula challenge) e soprattutto delle due cronoscalate di Rumman, una nazionale e una internazionale. Quest’ultima è, dopo il rally, l’evento più importante della stagione ed è seguitissimo dai piloti della regione. Si corre su un percorso che non ha nulla a che vedere con quello delle nostre cronoscalate, la strada è più stretta e dall’andamento quasi rallystico, a lottare per l’assoluta non ci sono le Sport come da noi ma prototipi leggerissimi su base Mitsubishi Lancer, con motori da 600 cv e passa. Particolarità per noi inimmaginabili: la strada è permanentemente preparata con cordoli e rail verniciati di bianco e rosso; i concorrenti che desiderano fare test prima della gara possono tranquillamente prenotarla per una modica cifra e passarvi giornate intere!

 

Ma veniamo al Rally di Giordania: cosa dovranno aspettarsi i piloti e i team impegnati in gara?

Si tratta di una gara molto compatta, con la gran parte delle prove speciali in un raggio di pochi km dal parco assistenza. Il governo ha fortemente voluto l’organizzazione di questo evento (il principe Feisal, il fratello del re, è a capo del RACJ) e ha investito cifre ingenti per la risistemazione del fondo delle prove speciali. Le prove sono state quindi spianate e compattate facendo largo uso dell’acqua del Mar Morto, proprio questo fatto ha reso la superficie dura come l’asfalto e al tempo stesso estremamente scivolosa: la ricerca del grip rappresenterà quindi il vero rebus per tutti; stante il regime di monogomma bisognerà lavorare parecchio di ammortizzatori e differenziali.

Le prove sono piuttosto varie come andamento, ci sono tratti decisamente veloci e passaggi più lenti, le velocità medie in gara nel 2007 variavano tra i 70 e i 100 km/h con i gruppi N. Secondo me si tratta di un rally davvero bello ma nel quale bisogna tenere gli occhi aperti: il poco grip e la facilità con cui si possono trovare a bordo strada pietroni, pozzetti in cemento e altre “trappole” per le ruote  presenteranno un conto salato a più di un equipaggio.

Alcune prove speciali presentano caratteristiche particolari: come la Suwayma/Baptism Site (due nomi diversi per la stessa prova percorsa nei due sensi), che si corre in un’area assolutamente pianeggiante a fianco del confine giordano-israeliano, al punto che si effettuano delle curve attorno alle torrette dell’esercito (per rassicurare tutti ricordo che i due paesi sono in pace da molti anni!); altra prova particolare è la Main che si arrampica lungo il fianco della montagna e che gli spettatori possono vedere quasi per intero dal fine prova; la attesa Jordan River che coi suoi 41 km percorsi due volte nell’ultima giornata di gara promette di regalare una tappa finale ancora ricca di contenuti, prova speciale tra l’altro assolutamente inedita e quindi sconosciuta anche a noi “padroni di casa”.

 

L’anno scorso il Rally di Giordania era valido per il Campionato Medio-Orientale e l’ho disputato (come il resto della stagione) a fianco dell’idolo locale Amjad Farrah. E’ stata una gara ricca di colpi di scena, a partire dal fulmineo ritiro del favoritissimo Nasser Al Attiyah che è volato fuori strada dopo pochi km della prova di apertura. Quando poi pensavamo che la lotta per la vittoria sarebbe stata un affare a due tra noi e Khalid Al Qassimi ecco improvvisamente arrivare i tempi di Amir Najjar che partiva molto più indietro e che ha vinto diverse prove speciali. Nessuno si aspettava simili prestazioni da lui e circolano voci su ricognizioni illegali (anche qua!) e un motore un po’ troppo “allegro” (e in effetti, concedetemi la piccola rivincita, verrà squalificato in un rally nazionale da lì a qualche mese). La bagarre a tre va avanti per tutti e due i giorni di gara ma purtroppo il successo si allontana dalla nostra portata poco prima della volata finale; al via dell’ultima prova Najjar precede Al Qassimi di 17” ma su quella prova lì ha sempre accusato distacchi pesanti dal pilota di Abu Dhabi, quindi deve ancora spingere… Incredibilmente un improvviso temporale bagna la seconda metà della prova speciale e alla prima curva bagnata Najjar capotta ponendo fine alla sua gara, alle polemiche e al sogno di chi sperava di vedere di nuovo un giordano sul gradino più alto della gara. L’unico a riuscirci è stato proprio Amjad Farrah, il mio pilota, nel 2004.

Un evento molto insolito dell’edizione 2007 è stata la visita a sorpresa del Re Abdullah e della Regina Rania durante un riordino della seconda tappa. Son calati come una tempesta sulla routine del rally e siamo stati di colpo invasi dai fotografi, dai curiosi e dalle guardie del corpo. Il Re si è intrattenuto coi piloti parlando della gara; non va dimenticato che prima di salire al trono lui stesso ha disputato diversi rally e nel museo reale ci sono diverse vetture rallystiche con pedigree. La Regina ha invece, più discretamente mostrato al figlioletto gli interni di una vettura da corsa: la nostra… Non smetterò mai di vergognarmi per il disordine che c’era nell’abitacolo in quel momento!! Va infine segnalato come per tutto il tempo della real visita la norma relativa al regime di parco chiuso in riordino sia stata bellamente disattesa… noblesse oblige!